The wild rush to Borubudur

Borubudur was one of the things I REALLY wanted to see in Indonesia, I heard of it thank to an italian reality game called Pechin Express and I remember thinking “ I MUST GO THERE”.

Matteo and me were supposed to wake up at 2 am to see the sunrise from the beautiful temple but my alarm clock didn’t work and we opened our eyes when it was too late.

We had breakfast in our hostel (by the way breakfast was GREAT, we could choose between noodles, eggs and banana pancake everyday) and we met three other guys that wanted to see Borobudur so we decided to go together in the afternoon.


Sono una fan sfegatata di Pechino Express (il reality game dove i giocatori viaggiano e vivono a stretto contatto con la gente locale) e quando ho visto la puntata in cui i protagonisti dovevano contare le stupa del meraviglioso tempio Borubudur, ho pensato: “DEVO ASSOLUTAMENTE ANDARCI”. Quindi Borubudur era una delle cose che più volevo vedere in Indonesia.

Il piano era vedere l’alba dal meraviglioso tempio buddista ma la mia sveglia non ha suonato e Matteo ed io ci siamo svegliati in tarda mattinata. Siamo andati a fare colazione e abbiamo conosciuto altri tre ragazzi che come noi volevano vedere il tempio, abbiamo quindi deciso di andare tutti insieme nel pomeriggio.


That was the beginning of a serie of incredible adventures of which  me, Matteo, Joannes (also called Giovanni), Andrew and Arthur (Arturo for friends) have been the protagonists.

Here’s the main characteristic of our travel group: DISORGANISATION,  we always did everything the last minute and got lost most of the times.

It was no surprise that it took us one hour to get to the bus station ( we stopped to get water, someone bought fruit…….) and we had to ask for directions at least three times!

We finally made it and had our “local bus “ experience. The bus was very old, all the windows and doors were open, we could feel the wind on our faces and a beautiful and loud Indonesian music was our soundtrack. That ride was such a good moment; I felt on top of the world and everything became even more beautiful when it started raining. I felt exactly like I felt when I went to Fraser island in Australia: extremely FREE.


Quello è stato l’inizio di una serie di avventure e “sfortunati” eventi di cui io, Matteo, Joannes (detto Giovanni), Andrew and Artur ( per gli amici Arturo) siamo stati i protagonisti. La principale caratteristica del nostro nuovo gruppo di viaggiatori è stata la DISORGANIZZAZIONE: abbiamo sempre fatto tutto all’ultimo minuto e ci siamo persi ogni volta che abbiamo messo piede fuori dall’ostello.

Quel pomeriggio abbiamo impiegato un’ora solo per arrivare alla stazione degli autobus; qualcuno si è fermato a comprare della frutta, altri dell’acqua e ovviamente abbiamo dovuto chiedere indicazioni almeno tre volte! Alla fine siamo arrivati e come sempre la scelta di utilizzare i mezzi pubblici è stata azzeccata: l’autobus era molto vecchio, tutti i finestrini e la porta erano aperti, il vento ci accarezzava il viso e una bellissima melodia indonesiana ci ha fatto da colonna sonora. Quello è stato un momento unico, mi sono sentita in cima al mondo e la pioggia ha contribuito a rendere l’atmosfera ancora migliore, mi sono sentita esattamente come quando sono andata a Fraser Island in Australia: estremamente LIBERA.

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A sweet kid on the bus/un bambino nel bus

A sweet kid on the bus/un bambino nel bus

We finally arrived to Borobudur and instead of going straight to the temple, we stopped for lunch. We went to one of the many restaurants on the road and had rice and the best fruit ever: mangosteens, I’ve tried them in Bali the first time and I became addicted to them, they’re so sweet and juicy.

The funny thing is that we thought the fruit was for free because the owner of the place gave it to us even if we hadn’t asked for it, it turned out to be her technique to get us into eat more food and pay more. Poor Arturo, he was the unlucky one as he quickly became addicted to the tropical fruit and had at least 5 pieces!


Finalmente eccoci a Borubudur e decidiamo di pranzare (alle 3 del pomeriggio)prima di entrare nel tempio. Siamo andati in uno dei tanti ristoranti e abbiamo ordinato del riso, il proprietario ci ha anche portato della frutta tropicale chiamata mangosteen, l’avevo già provata a Bali e mi era piaciuta tantissimo, è dolcissima e succosissima. Pensavamo fosse gratis visto che non l’avevamo chiesta ma a quanto pare era una tecnica del proprietario per farci mangiare di più e quindi pagare di più! Povero Arturo, non sapendo di dover pagare, avrà mangiato almeno 5 frutti!

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mangusteen

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Eventually we headed to the temple and….SURPRISE! We only had 40 minutes left before the closure! We were so disappointed but I was kind of expecting it, we should have left earlier! We tried to bargain the price of the ticket because we had less time than the other tourists but we didn’t succeed so we rushed to the Buddhist temple.

I was very annoyed back then but I find it so funny now; imagine a group of 5 people running all the way to this wonderful, old temple, stopping all the time there was a good spot just to take pictures. That was us! Exactly like one of those groups of asian tourists!

Everything slowed down as soon as we reached the top of the temple, the atmosphere became incredibly peaceful and spiritual and I let my soul embrace the vibe of that masterpiece of the 9th century.

I was taken back to reality by the voice of the security man that was gently telling us to leave because they were about to close the temple! I was so annoyed but even things like this make the adventure a good adventure!

We went back to the bus and it started raining like crazy, it didn’t stop not even for a minute and we had to walk to the hostel in the pouring rain, we were soaked wet! Still, that was so typical of our new “travel group”, a day wasn’t a good day if it ended smoothly, something had to go wrong! 🙂


Finalmente ci siamo diretti verso il tempio e… SORPRESA! Il tempio avrebbe chiuso in meno di 40 minuti… ero troppo delusa ma me lo aspettavo, avevamo perso troppo tempo e avremmo dovuto partire dall’ostello più presto! Abbiamo cercato di avere uno sconto sui biglietti visto che non avevamo molto tempo a disposizione ma non c’è stato nulla da fare, abbiamo pagato la rata intera e iniziato a correre verso il tempio.

In quel momento ero davvero sconfortata ma se ci penso adesso mi viene da ridere; immaginatevi un gruppo di 5 persone che corrono come matti verso un meraviglioso e antico tempio, fermandosi solo nelle zone più belle per fare foto! Eravamo esattamente come quei gruppi di turisti asiatici!

Una volta raggiunta la cima del tempio, tutto ha iniziato a rallentare, l’atmosfera si è improvvisamente fatta spirituale e tranquilla e ho lasciato che l’ anima si facesse avvolgere da quel paesaggio meraviglioso e capolavoro dell’800.

Dopo nemmeno 15 minuti sono stata ricatapultata alla realtà dalla voce della sicurezza che ci stava invitando ad uscire perchè avrebbero dovuto chiudere il tempio, ero troppo infastidita ma ho imparato che sono questi imprevisti che rendono l’avventura una bella avventura!

Ormai stava per diventare buio, così ci siamo recati tutti insieme verso l’autobus per tornare a casa. A Yogyakarta ha iniziato a piovere a dirotto e dovendo camminare per un pò dalla stazione dell’autobus, siamo arrivati all’ostello bagnati fradici! Veramente tipico del nostro nuovo gruppo; una giornata non era una bella giornata se non finiva con un inconveniente o tutto al contrario di come ce l’eravamo immaginato! 🙂

rushing/correndo

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