I went to Marocco for one day

🇮🇹 Tra i timbri del mio passaporto non c’è quello del Marocco ma in realtà questo Paese, che non ho mai visitato, è come se l’avessi un pò vissuto attraverso i miei amici marocchini.
Esattamente 9 anni fa ho iniziato a lavorare in una pizzeria del paese in cui vivo, il destino ha voluto che fosse gestita da una famiglia marocchina. Dico il destino perchè da sempre sono stata interessata alle lingue e culture di posti lontani e stare a contatto con questa famiglia ha sicuramente reso il lavoro molto più piacevole e stimolante.
🇬🇧 I don’t have any passport stamp that proves I went to Marocco because I traveled this country not going there but through the friendship that I have with a beautiful maroccan family.
I started to work as a waitress exactely 9 years ago, destiny wanted that the family that was managing the restaurant was from Marocco. I say destiny because I have always been interested in other cultures and languages therefore beeing part of a team where I was the only Italian made the job very exciting and challenging.
🇮🇹Ricordo il primo giorno come se fosse ieri: era un giovedì di luglio ed avevo 16 anni. Ricordo i due bicchieri del limoncino rotti di fronte ai clienti, la mia preoccupazione nel bagnare per terra quando tiravo fuori i bicchieri dalla lavastoviglie e soprattutto ricordo la cena. “Mangi cous cous con noi?” questa la domanda del mio capo a fine turno… per timidezza e paura da primo giorno di lavoro ho risposto di sì, anche se in realtà non ero per niente convinta. Mi sono, così, immersa per la prima volta nella cultura di queste persone che mangiano con le mani e dallo stesso piatto in mezzo al tavolo.
Quel giorno è iniziato un viaggio; un viaggio vissuto attraverso i racconti di questa famiglia, l’ imparare a scrivere il mio nome in arabo e a pronunciare le parole più semplici di questa lingua. Non sono mancate le caratteristiche culturali che a noi possono far ridere o che riteniamo poco piacevoli a seconda delle circostanze, come il rutto! Eh sì perchè nella cultura araba, come in molte altre, ruttare a fine pasto è segno di soddisfazione,”dell’aver mangiato bene”.
Ho anche viaggiato attraverso i sapori e gli odori della cucina marocchina: le verdure succose e saporite del cous cous, la cannella e lo zenzero del tajine, il cocco e le mandorle dei dolcetti e la forza e freschezza del te alla menta.
Ho conosciuto la loro religione e i sacrifici che comporta come il Ramadan, che non è solo il digiuno dall’alba al tramonto per un mese ma anche la rinuncia al bere e all’attività sessuale. Ho visto questa famiglia lavorare col caldo torrido dell’estate senza bere nemmeno una goccia d’acqua, mangiare qualche dattero veloce perchè quando finalmente si può mettere qualcosa nello stomaco, è l’ora più trafficata a lavoro. Li ho visti pregare nel retro del ristorante e dire no quando gli si offriva un pezzo di pizza col prosciutto ( i musulmani non possono mangiare carne di maiale).
🇬🇧 I remember my first day of work cristal clear: I remember the two little glasses that I broke in front of the costumers, the fear of wetting the floor getting the cuttering out of the washing machine and I remember the special dinner I had. “Are you going to eat cous cous with us?” that was my boss’ question at the end of my shift. I said yes because I was shy and it was my frist day but the truth is that I didn’t even know what cous cous was! That day I went to Marocco for the first time and I ate like the local people: with my hands and from one big dish that was in the middle of the table so that everyone could take food from it.
I traveled Marocco through the stories of my boss’ family, trying to learn how to write my name in arabic and memorizing the basic words of this very difficult language. I understood that something that we think is not polite in our country, can have the opposite meaning somewhere else, for instance burping is a good sign in Marocco, it means that the food we had was very good and we enjoyed it.
I traveled Marocco through the fragrance and taste of maroccan food: the tasty and juicy vegetables that they mix with cous cous, the cinamon and ginger of tajine, the coconut and almond of the cupcakes and the strong taste of the meant tea.
I learnt about muslim and the sacrifices that this religion brings, like the Ramadan. I saw this family working in the heat of the summer without eating and drinking, I saw them rushing eating a date because when they can finally eat the restaurant is very busy and there’s no time. I saw them praying in the back of the restaurant, rejecting a slice of pizza because there was some ham on it.
🇮🇹Non sono mai stata in Marocco ma tutte le volte che torno a casa e vado a lavorare in questo piccolo ristorante, è come se aggiungessi un timbro al mio passaporto ed uscissi dall’Italia per poche ore, forse per questo ci vado così volentieri!
Mi sono resa conto di tutto questo proprio oggi che si festeggia la fine del Ramadan, perchè appena sono entrata nel ristorante ho respirato aria di festa, la gioia di questa famiglia marocchina e la loro soddisfazione nell’aver concluso il mese di rinunce anche quest’anno. Abbiamo mangiato cous cous, dolcetti e bevuto il te alla menta tutti insieme, insomma anche oggi sono andata in Marocco per un giorno ed è stato un giorno speciale.
🇬🇧 I ‘ ve never been in Marocco but everytime I come back home and I go to work in that little restaurant, is like getting a passport stamp and leaving Italy for few hours. Maybe this is the reason I am always happy to go.
I realised all this today because it’s the day my maroccan friends celebrate the end of Ramadan and as soon as I stepped in the restaurant I breathed happiness and satisfaction. The satisfaction of having accomplished a month of sacrifices. We had lunch all toghether, we had cous cous, tea and pudding. To cut a long story short I ‘ve been in Marocco again today and it has been a special day.
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